CIO: da Chief Information Officer a Chief Intrapreneurship Office

Al Chief Information Officer (CIO) oggi è richiesto un cambiamento, rimettendosi in gioco e ragionando da un punto di vista manageriale: non è tanto una sfida dal punto di vista delle competenze, ma culturale. Da Chief Information Officer diventare Chief Intrapreneurship Officer, come sostiene Andrea Rangone degli Osservatori Digital Information.

Il CIO diventa così parte attiva dell’organizzazione, mettendosi in gioco come coloro che investono i propri capitali. Il passaggio non è di certo facile, nonostante si tratti di figure che hanno a che fare ogni giorno con l’innovazione, in continuo divenire.
L’innovazione digitale non solo fornisce nuovi strumenti di lavoro e leve per il cambiamento, ma impone alle aziende di ripensare al modo in cui stanno sul mercato: questo vale sia per chi opera nell’IT, sia per le attività tradizionali, che altrimenti rischierebbero di restare ferme.

Dopo grandi innovazioni quali il commercio elettronico, la fattura elettronica e le tecnologie mobili, è arrivata un’innovazione creativa, in grado di rompere le regole della competizione e cambiare radicalmente la logica di business, il tutto sfruttando le tecnologie digitali.

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La conseguenza per chi non sarà in grado di seguire questo processo innovativo sarà la rapida perdita di competitività ed è proprio in questo contesto che il CIO è chiamato a svolgere un ruolo centrale:

«Dato che la digital disruption sovverte il modo di fare business, il responsabile dei sistemi informatici è chiamato non solo a comprendere le evoluzioni tecnologiche, ma anche le possibili implicazioni di queste evoluzioni sul modello di business dell’impresa, su nuovi prodotti e nuovi mercati, in sintesi sugli sviluppi imprenditoriali dell’azienda».

Tuttavia il CIO non può essere il solo regista del cambiamento:

«Il cambiamento deve riguardare tutto il board, che deve ripensare i cambiamenti a monte e a valle per far sì che l’azienda sia pronta a cavalcare l’ondata del digitale. […] Il manager dell’It può giocare un ruolo chiave, ad esempio di scouting – non solo delle tecnologie ma anche delle startup più interessanti -, dei modelli di business più innovativi. Così come è il più indicato tra i manager in azienda a rilevare e quindi segnalare al board i nuovi trend destinati ad affermarsi sul mercato».

In un recente sondaggio degli Osservatori Digital Information, la gestione dell’innovazione digitale è emersa quale sfida organizzativa prioritaria per il 2016: questo rappresenta un primo passo verso il cambiamento ed i risultati saranno strettamente legati al modello organizzativo adottato dall’azienda, alla disponibilità al cambiamento e a quanto il CIO riesce a far valere la propria figura nel prendere decisioni strategiche.

Fonte:Repubblica.it

2 Commenti
  • Arket Srl
    Posted at 17:18h, 19 settembre Rispondi

    Gentile Luciana, siamo pienamente d’accordo con il suo pensiero.
    L’auspicio è che le aziende del nostro Paese si rendano conto di quanto sia importante questo cambiamento culturale per poter restare al passo all’interno di questa nuova Digital Economy (che porta con sè notevoli opportunità di crescita).

  • Luciana Franciosi
    Posted at 17:09h, 19 settembre Rispondi

    Credo che il cambiamento di ruolo del CIO sia uno dei fattori critici di successo, affinché le aziende italiane possano giocare un ruolo da protagonisti nella “digital economy”.
    In un mondo fortemente condizionato dall’utilizzo delle tecnologie, il ruolo assume una funzione “pedagogica” essenziale per una accelerazione del cambiamento nella cultura dell’intera organizzazione. Per questo ritengo che la centralità del ruolo assuma un’enfasi particolare nel processo di evoluzione dei modelli di business e conseguentemente nell’accelerazione del cambiamento culturale, oggi necessario in ogni organizzazione, oltreché nel singolo individuo.

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